Nascosto sopra il vivace ristorante Los Mochis, a Notting Hill. Notting HillJuno Omakase è una gioia culinaria che sta ridefinendo la scena omakase di Londra.
Con soli sei posti a sedere e un menu che fonde la precisione giapponese con l’estro messicano, Juno non è solo una gemma nascosta: è una rivelazione per chi desidera le combinazioni di cibo più gustose della città.
Per trovare Juno Omakase, gli ospiti devono superare l’animata sala da pranzo principale di Los Mochis e salire una stretta scala. In cima, una pesante tenda si apre su una stanza serena, rivestita in legno, dove un unico bancone in noce brilla sotto una luce soffusa. Lo spazio sembra quasi meditativo, in netto contrasto con l’energia sottostante. Ogni dettaglio, dalle bacchette intagliate a mano alle sottili opere d’arte, è curato per immergere i commensali in un mondo a parte.
Al centro di Juno ci sono l’Executive Chef Leonard Tanyag e il Capo Sushi Chef Han, il cui pedigree spazia tra le migliori cucine giapponesi del mondo. Il loro approccio è profondamente personale. Ogni sera, presentano gli ingredienti freschi della serata – scintillanti lastre di pesce, rare spezie messicane e guarnizioni esotiche, invitando gli ospiti a partecipare al loro processo creativo.

Il coltello dello chef Han scivola sul madai, che abbina a un sussurro di aioli al lime e al condimento affumicato della chicatana (formica volante di Oaxacan). Lo chef Tanyag, invece, spolvera l’otoro con il matcha o stratifica il wagyu con sale di agave e midollo osseo. Ogni portata è una conversazione, ogni boccone un invito a esplorare l’inaspettato.
L’omakase di Juno è una sinfonia di 15 portate in cui tradizione e innovazione danzano. Il menu cambia ogni giorno, ma è sempre in equilibrio tra la tecnica giapponese e la vivacità messicana. Immaginate il dentice kinmedai in una brillante aguachile, o il chutoro incoronato con jalapeño e foglie di wasabi. Il wagyu A5 arriva come nigiri, con la sua ricchezza tagliata dal midollo osseo affumicato. Anche il dessert, magari una granita al lampone o un tiramisù al matcha, riecheggia lo spirito interculturale del ristorante.
Sarebbe un crimine svelare il menu, quindi temo che questo sia tutto ciò che avrete a disposizione.

Cenare da Juno è un’esperienza che riguarda tanto il cibo quanto l’esperienza. Gli chef guidano gli ospiti attraverso ogni portata, spiegando la provenienza degli ingredienti e l’ispirazione dietro ogni abbinamento. Sake, vino e liquori a base di agave vengono versati con cura, ognuno selezionato per amplificare i sapori del pasto. L’atmosfera è conviviale: i commensali chiacchierano con gli chef e tra loro, creando un senso di cameratismo raro nella scena gastronomica londinese.
Con un prezzo di 230 sterline a persona, Juno è un’esperienza da non sottovalutare, ma giustificata dall’esclusività, dalla creatività e dalla maestria offerta.
In una città affollata di banchi omakase, Juno si distingue per la sua miscela di influenze giapponesi e messicane, per l’intimità dei suoi sei posti e per il suo servizio giocoso e interattivo. Per i commensali avventurosi e per chi cerca alcuni dei cibi più deliziosi, Juno Omakase è più di un pasto: è un viaggio che rimane a lungo dopo l’ultima portata.