No, non c’è stato un incidente e sì, avete letto bene il titolo: una delle più importanti gallerie d’arte di Londra ha avuto l’ultimo piano invaso dall’olio del motore. Ma se siete minimamente interessati al mondo dell’arte, è probabile che dalla descrizione riconosciate che si tratta di un’opera d’arte. Infatti, questa “stanza dell’olio” è l’ultima iterazione di un’installazione iconica di Richard Wilson, 20 : 50.
Sotto varie forme (ovvero occupando stanze diverse), l ‘opera di Wilson è l’unica opera d’arte permanente esposta costantemente alla Saatchi Gallery. È stata presente in tutte le sedi della galleria dal 1991 al 2015, e ora ritorna con una postazione all’ultimo piano.
20:50 alias la stanza dell’olio
Chiamata così per il tipo di olio motore riciclato che viene utilizzato per inondare le stanze che abita, 20:50 crea una nuova superficie spessa e nera come la pece sul pavimento. E grazie alla sua perfetta immobilità, mette davvero sottosopra il cervello. L’installazione “crea un ambiente speculare che disorienta e affascina allo stesso tempo. Nel contesto dell’odierna crisi climatica, l’opera assume una rinnovata risonanza, invitando a riflettere sulla fragilità di ciò che ci circonda, sulla comunità e sull’incertezza ambientale”.
Confutando la logica, l’olio trasforma le stanze che abita in un ambiente completamente nuovo. Tutto insieme, è “un pavimento lucido, una piscina infinita e trasparente, uno spazio virtuale espansivo e indefinibile che assorbe e rispecchia clinicamente l’architettura della galleria”.

Per quanto possa essere una tentazione, non si vuole toccare quest’opera d’arte. (Come del resto avviene per il 99,99% delle opere d’arte nelle gallerie). Sebbene sia difficile credere che lo strato perfetto sia un liquido, si tratta di olio per motori. E macchierà voi e i vostri oggetti. Ma potete provarne la presenza soffiando delicatamente sulla superficie della pozza d’olio.
Il lungo presente
L’opera 20:50 di Richard Wilson fa parte di una nuova mostra collettiva che celebra i 40 anni della Saatchi Gallery. La mostra, intitolata “The Long Now”, si estende su due piani e nove grandi spazi espositivi. Nelle sale della galleria, i visitatori troveranno “nuove opere di artisti iconici strettamente associati alla dinamica storia della Galleria, insieme a nuove voci di una nuova generazione”. Le opere spaziano in una varietà di mezzi, dalla pittura alla scultura e alle installazioni immersive.
Tra le altre opere in mostra figurano opere come Golden Lotus (Inverted) di Conrad Shawcross, che “trasforma un’auto d’epoca in una scultura cinetica”. La mostra mette in evidenza anche opere che esplorano temi come “la vita moderna e i corpi moderni”, la tecnologia e l’intelligenza artificiale, la fragilità e il cambiamento climatico, e altro ancora.

The Long Now rimarrà alla Saatchi Gallery fino al 1° marzo 2026.
Per saperne di più su 20:50 e su “The Long Now” cliccare qui.